Curriculum Giorgio Bert

Giorgio BertMedico, Libero Docente di Semeiotica Medica all’Università di Torino

Ha preso parte attiva al movimento che negli anni ’70 ha sottolineato la centralità di una rinnovata formazione del medico, della prevenzione, degli aspetti sociali e ambientali della salute e ha proposto una medicina più attenta al malato in quanto persona, ai suoi diritti, ai suoi bisogni.

Autore di testi di medicina sociale e di metodologia clinica, a partire dalla fine degli anni ’80 ha approfondito lo studio sulla comunicazione medico-paziente, sugli aspetti sistemici della salute e della malattia, sulla medicina narrativa, sulla logica deldel ragionamento clinico.
Sulla Medicina narrativa in particolare ha scritto un libro (Il Pensiero Scientifico ed. 2007) che è tra i primi studi italiani sull’argomento.

La necessità di affiancare alla medicina evidence based, una medicina più aperta agli aspetti umanistici, relazionali, comunicativi, creativi del rapporto medico-paziente, lo ha portato ad approfondire e ad elaborare un metodo di counselling applicabile agli ambiti sanitari e capace di tenere conto delle modificazioni legate alle nuove tecnologie, alle nuove esigenze, ai nuovi problemi etici e deontologici che i professionisti sanitari devono affrontare.

E’  responsabile delle Edizioni CHANGE e della monografia semestrale La parola e la cura

Nel 2011 ha partecipato con Silvana Quadrino alla fondazione della Associazione Nazionale Slow Medicine

  • Si definisce volentieri: un eretico scettico oppure un anarchico mite
  • Dedica il tempo libero a: camminare, leggere, ascoltare musica, guardare film, scrivere, ricordare
  • L’autore che rilegge più volentieri: Montaigne
  • Il film che non smette di rivedere: più che i singoli titoli lo interessano i registi: Hawks, Cukor, Kubrick, Wilder, Truffaut, Malle, RohmerResnais, Loach, Dardenne
  • Una frase che vorrebbe avere detto: Noi vediamo attraverso uno specchio in enigma
  • Non tutti sanno che…  ha scritto alcuni libri gialli e un romanzo sulle donne valdesi dal titolo Come foto sbiadite. E’ tra i fondatori del movimento Slow Food, con il quale continua a collaborare e a condividere il piacere e la cultura del cibo (e del vino) “buono, pulito e giusto”